Anche il verde nei Criteri Minimi Ambientali di nuovi edifici pubblici

Nel DECRETO 11 ottobre 2017 con il quale vengono adottati i “Criteri ambientali minimi per l’affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici pubblici” vengono fornite le specifiche tecniche per l’inserimento naturalistico e paesaggistico di  nuovi  edifici, la cui costruzione deve garantire la  conservazione  degli  habitat presenti nell’area di intervento quali ad esempio torrenti e fossi e la relativa vegetazione ripariale, boschi, arbusteti, cespuglieti e prati in evoluzione, siepi, filari arborei, muri a secco, vegetazione ruderale, impianti arborei artificiali legati all’agroecosistema (noci, pini, tigli, gelso, etc.) e seminativi arborati e per la sistemazione delle aree verdi, per le quali devono essere considerate le azioni che facilitano la successiva gestione e manutenzione (tecniche di manutenzione del patrimonio verde esistente e scelta delle nuove piante).
Vengono presi in considerazione anche gli aspetti legati alla riduzione del consumo di suolo e al mantenimento della permeabilita’ dei suoli, alla riduzione dell’impatto sul  microclima e dell’inquinamento atmosferico con la  realizzazione di una superficie a verde ad elevata biomassa, che tenga conto della capacita’ di assorbimento della CO2 e con l’utilizzo di specie arboree e arbustive autoctone che abbiano  ridotte esigenze  idriche, resistenza alle fitopatologie e strategie riproduttive prevalentemente  entomofile.


Elenco e censimento degli alberi monumentali d’Italia

Il leccio nei pressi del laghetto di Villa Borghese, il cedro del Libano di Villa Torlonia, il cipresso delle Terme di Diocleziano. Sono solo alcuni degli alberi monumentali di Roma censiti nella regione Lazio, secondo quanto previsto dal Decreto del 23 ottobre 2018 del Ministero delle politiche Agricole Alimentari e Forestali che istituisce, a fini di tutela e salvaguardia, l’elenco degli alberi monumentali d’Italia alla cui gestione provvede centralmente il Corpo forestale dello Stato.
L’elenco si compone degli elenchi regionali predisposti dalle regioni a statuto ordinario e da quelle a statuto speciale e dalle province autonome di Trento e Bolzano. Gli elenchi regionali si compongono degli elenchi predisposti da tutti i comuni del territorio nazionale sulla base di un censimento effettuato a livello comunale.
Si intende per «albero monumentale»:
a) l’albero ad alto fusto isolato o facente parte di formazioni boschive naturali o artificiali ovunque ubicate ovvero l’albero secolare tipico, che possano essere considerati come rari esempi di maestosità e longevità, per età o dimensioni, o di particolare pregio naturalistico, per rarità botanica e peculiarità della specie, ovvero che rechino un preciso riferimento ad eventi o memorie rilevanti dal punto di vista storico, culturale, documentario o delle tradizioni locali;
b) i filari e le alberate di particolare pregio paesaggistico, monumentale, storico e culturale, ivi compresi quelli inseriti nei centri urbani;
c) gli alberi ad alto fusto inseriti in particolari complessiarchitettonici di importanza storica e culturale, quali ad esempio ville, monasteri, chiese, orti botanici e residenze storiche private.

I CAM-Criteri Ambientali Minimi per la gestione del verde pubblico

I Criteri Ambientali Minimi (CAM) sono i requisiti ambientali definiti per le varie fasi del processo di acquisto, volti a individuare la soluzione progettuale, il prodotto o il servizio migliore sotto il profilo ambientale lungo il ciclo di vita, tenuto conto della disponibilità di mercato. I CAM sono definiti nell’ambito di quanto stabilito dal Piano per la sostenibilità ambientale dei consumi del settore della pubblica amministrazione PAN GPP (che fornisce un quadro generale sul Green Public Procurement, definisce degli obiettivi nazionali, identifica le categorie di beni, servizi e lavori di intervento prioritarie per gli impatti ambientali e i volumi di spesa sulle quali definire i ‘Criteri Ambientali Minimi’) e sono adottati con Decreto del Ministro dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del mare.
Ad ora sono stati adottati CAM per 17 categorie di forniture ed affidamenti tra cui quelli relativi all’affidamento del servizio per la gestione del verde pubblico che prevede le specifiche tecniche per la gestione e il controllo dei parassiti, il materiale vegetale da mettere a dimora, i contenitori e imballaggi del materiale vegetale, il consumo di acqua, il taglio dell’erba. In particolare vengono fornite indicazioni per l’applicazione di tecniche che consentano la riduzione dell’impiego di prodotti fitosanitari, l’adozione di specie vegetali adatte alle condizioni ambientali di riferimento, con caratteristiche qualitatitive tali da garantire l’attecchimento e prive di fitopatogeni, l’utilizzo di tecniche di taglio dell’erba a basso impatto ambientale quali il “mulching” (sminuzzamento ripetuto dei frammenti d’erba che produce scarti finemente tagliati che, invece di essere raccolti e rimossi, vengono rilasciati sul prato), la fienagione, il pascolo.
La loro applicazione sistematica ed omogenea consente di diffondere le tecnologie ambientali e i prodotti ambientalmente preferibili e produce  un effetto leva sul mercato, inducendo gli operatori economici meno virtuosi ad adeguarsi alle nuove richieste della pubblica amministrazione.
In Italia, l’efficacia dei CAM è stata assicurata grazie all’art. 18 della L. 221/2015 e, successivamente, all’art. 34 recante “Criteri di sostenibilità energetica e ambientale” del D.lgs. 50/2016 “Codice degli appalti” (modificato dal D.lgs 56/2017), che ne hanno reso obbligatoria l’applicazione da parte di tutte le stazioni appaltanti. Questo obbligo garantisce che la politica nazionale in materia di appalti pubblici verdi sia incisiva non solo nell’obiettivo di ridurre gli impatti ambientali, ma nell’obiettivo di promuovere modelli di produzione e consumo più sostenibili, “circolari “ e nel diffondere l’occupazione “verde”.
Oltre alla valorizzazione della qualità ambientale e al rispetto dei criteri sociali, l’applicazione dei Criteri Ambientali Minimi risponde anche all’esigenza della Pubblica amministrazione di razionalizzare i propri consumi, riducendone ove possibile la spesa.

Comune di Roma: tavolo di lavoro interistituzionale sulle alberature

Vincent van Gogh – Les grands platanes (Travailleurs de la route à Saint-Rémy) (1889), olio su tela, Cleveland Museum of Art.

Sono iniziati alla fine di luglio 2019 i lavori del “Tavolo Interistituzionale sulle alberature” istituito con Determinazione Dirigenziale del 17 giugno 2019 dal Comune di Roma Capitale e di cui fanno parte anche i rappresentanti del Collegio nazionale degli agrotecnici e degli agrotecnici laureati.
Il Tavolo è composto da 4 gruppi di lavoro, nell’ambito di ciascuno dei quali sono presenti 2 membri iscritti agli Albi professionali degli agrotecnici e degli agrotecnici laureati di Roma e di Frosinone, coordinati dall’Agr. Dott. Aurelio Valentini:
1) “Censimento delle alberature di Roma Capitale”
Prodotto finale: a) database generale delle alberature presenti sul territorio di Roma Capitale possibilmente attraverso il sistema informativo GIS, b) report di sintesi della documentazione/ bibliografia raccolta inerente i lavori e le analisi già realizzati sulla tematica oggetto di studio.
– Agr. Andrea PIZZOTTI (Albo di Frosinone);
– Agr. Dott.ssa Federica ALATRI (Albo di Roma).
2) “Valutazione dello stato di salute e del rischio e fitopatologie-definizione del Piano di gestione”
Prodotto finale: a) Definizione un Piano di gestione che consenta di intervenire sulle alberature esistenti garantendo uno stato manutentivo di sicurezza b) Sviluppo di Piano di gestione del rischio che definisca le modalità di azione per le diverse categorie di rischio identificate.
– Agr. Carlo AIELLO (Albo di Roma);
– Agr. Ciro BATTISTI (Albo di Roma).
3) “Definizione del Piano di rinnovo del verde”
Prodotto finale: definizione di un Piano del verde che definisca con puntuali criteri di scelta le azioni di breve, medio e lungo termine finalizzate alla sostituzione, alla rigenerazione ovvero alla manutenzione straordinaria dell’intero patrimonio delle alberature di Roma Capitale.
– Agr. Dott. Aurelio VALENTINI (Albo di Roma);
– Agr. Dott. Emanuele BRACCI (Albo di Roma).
4) “Definizione del Piano del verde storico, archeologico, paesaggiastico e cimiteriale”.
Prodotto finale: a) mappatura dettagliata degli alberi e/o delle aree sottoposti a tutela presenti sul territorio cittadino b) proposta di politiche da adottare per il controllo e la cura delle singole essenze ivi presenti c) proposta di eventuale estensione del vincolo ad ulteriori aree e/o singole essenze in merito alle quali definire precisi criteri di tutela.
– Agr. Dott. Antal NAGY (Albo di Roma);
– Agr. Dott. Marco PIERGOTTI (Albo di Roma).
Il Tavolo nasce a valle dell’approvazione da parte della Giunta Capitolina, nella seduta del 16 gennaio 2019, del testo del nuovo Regolamento del verde pubblico e privato e del paesaggio urbano di Roma Capitale, che definisce principi, criteri e norme per la cura, lo sviluppo e la manutenzione del patrimonio verde della città, pubblico e privato e nel quale sono indicate le norme base per la progettazione e la corretta manutenzione del verde e del paesaggio urbano e sono definite le modalità operative più corrette per la gestione delle alberature.
Il Comune, considerando la particolare valenza delle alberature cittadine (stimate ad oggi in circa 330.000 esemplari di varie specie e dimensioni, ubicate sia all’interno di aree verdi che lungo la viabilità stradale, per un totale di circa 1.200 chilometri di filari alberati) nel quadro del patrimonio verde urbano e proponendosi di avviare un’attività di analisi finalizzata al monitoraggio dello stato di salute del proprio patrimonio arboreo, ha ritenuto “necessaria ed opportuna la creazione di 4 gruppi di lavoro che, operando sotto il coordinamento e la supervisione di dirigenti interni ed esterni all’Amministrazione Capitolina, garantiscano il dibattito ed il confronto tra funzionari ed esperti”.

Prati naturali in città

Il tappeto erboso, definito come “superficie con una comunità (cenosi) permanente di graminacee, graminacee + dicotiledoni”, in ambiente urbano e antropizzato è stato il protagonista dell’interessante convegno dal titolo “Il prato, natura in città” organizzato nell’ambito della campagna “PRATO IN COMUNE” dal il Verde Editoriale (11 novembre 2016, Bologna) con l’obiettivo di accrescere la conoscenza sul valore aggiunto offerto dal prato naturale per la collettività in termini di servizi ecosistemici forniti e relativo valore economico, di innovazione tecnologica del settore, di ricerca di nuove varietà con minore impatto ambientale e minore costo di manutenzione.
Numerosi gli esperti che hanno partecipato, portando il proprio contributo sui tanti temi affrontati. Tutti hanno sottolineato i vantaggi del Green Space in termini di servizi ecosistemici, evidenziando il ruolo dei tappeti erbosi sotto il profilo della ricreazione, della riqualificazione urbana, del valore ambientale, ecologico, sociale, estetico, economico.
E’ stata presentata l’evoluzione avvenuta nel settore a partire dagli anni ottanta, in cui si registravano poca o nessuna cultura tecnica, scarso e generico materiale vegetale, generiche cure colturali e nessun supporto scientifico, ad oggi, con un’attenzione da parte della ricerca verso l’ampliamento della disponibilità di specie, il miglioramento dell’efficienza di uso dell’acqua e degli elementi nutritivi, semplice manutenzione.
Il Direttore del Settore Ambiente e Energia del Comune di Bologna ha illustrato il progetto BIO HABITAT, il cui obiettivo è quello di avviare un modello culturale di gestione del verde finalizzato alla creazione di un equilibrio tra pianta, ecosistema urbano, abitanti e frequentatori delle aree verdi, alla diffusione di tecniche a basso impatto ambientale, alla tutela della biodiversità e della micro e macro fauna, alla eliminazione dell’impiego dei prodotti di sintesi per la nutrizione e la difesa delle piante. Tra le realizzazione del progetto le aree sperimentali dedicate al “prato naturale”, sottoposte ad un minor numero di tagli dell’erba rispetto alle restanti aree a verde, al fine di consentire un incremento della biodiversità attraverso l’aumento del numero di specie erbacee.
L’aspetto incolto non deve trarre in inganno: è un modo per consentire a molte piante di fiorire e, successivamente, diffondere i loro semi, in modo da costituire una importante riserva biogenetica per molte aree verdi della zona. Questa condizione è spesso percepita da alcuni fruitori dei parchi come una criticità. Per questo motivo, in corrispondenza delle aree manutenute in questo modo, sono stati posizionati appositi cartelli nei quali viene illustrato il principio alla base di una metodologia ambientalmente più sostenibile, basata su il cosiddetto “prato fiorito”. Oltre al raffinato e inconsueto effetto ornamentale e paesistico, il prato fiorito contribuisce ad incrementare la biodiversità, fa risparmiare costi di manutenzione e irrigazione, migliora l’ambiente e l’estetica del verde con influenze positive sulla percezione della qualità della vita e sull’umore. E’ inoltre fonte di alimento per gli insetti e ha una ricaduta culturale connessa ad una più consapevole attenzione sociale alle tematiche relative alla Conservazione dell’ambiente naturale. E’ una concezione di verde che si svincola in maniera netta dalle innaturali realizzazioni “pronto effetto” oggi dominanti e può avere risvolti nell’ambito dell’evoluzione del gusto e dell’educazione al paesaggio. Queste piante erbace e annuali introducono nella città una dimensione naturale, mostrando con immediatezza, al pari dei prati spontanei, l’evolversi delle stagioni e inducendo ad apprezzare e rivalutare la bellezza del passaggio naturale dalle ricche fioriture primaverili alla stasi estiva, dalla ripresa autunnale alla pausa dei mesi invernali. Un prato più naturale, tiperaltro, costituisce una importante occasione didattica per studiare la natura proprio sotto casa e imparare a conoscere alcune piante autoctone che non è sempre possibile osservare in ambiente urbano. A Bologna, il primo esempio di prato fiorito è stato realizzato in una rotatoria stradale per poi essere ripreso in altri spazi verdi
della periferia (compendio di orti comunitari e di aree agricole).

 

 

PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI E SUSSIDIARIETA’-Diario pubblico

Invocata (ed evocata) da più parti la partecipazione dei cittadini non è sempre facile da realizzare. Norme, regolamenti, procedure e scarsa trasparenza spesso ostacolano la possibilità di contribuire, attraverso il sostegno economico o la collaborazione volontaria, al mantenimento, alla tutela e alla gestione dei beni pubblici, siano essi scuole, parchi, monumenti, spazi urbani, ecc. Questo nonostante che nel 2001 la nostra Costituzione abbia introdotto il principio di sussidiarietà orizzontale, con questa formulazione: “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà” (art. 118, ultimo comma). Oggi si parla di Big Society, di “città partecipata”, di impegno “diffuso”, di laboratori del “faidate”: temi di cui  si occupano attivamente studiosi, movimenti, associazioni, comitati di cittadini, amministrazioni pubbliche locali, fondazioni, istituti di ricerca, università, soggetti economici. Esistono pertanto esempi, in Italia e all’estero, di cittadini che partecipano alla cura dei beni comuni, soprattutto nel campo del verde condiviso, della cura degli spazi urbani, della tutela di monumenti.
Da citare  il Prinzessinnengarten a Berlino, il Phoenix Garden a Londra, il progetto “Cura e adotta il verde pubblico” del Comune di Milano, per il quale chiunque può “partecipare a mantenere e migliorare il verde di Milano…e anche prendersi cura di arredi e attrezzature, degli spazi destinati a verde pubblico antistanti a negozi, condomini e locali pubblici” e la Delibera sui giardini condivisi  “Linee di indirizzo per il convenzionamento con associazioni senza scopo di lucro per la realizzazione di giardini condivisi su aree di proprietà comunale”, il progetto “la scuola adotta un monumento”, nato a Napoli e recepito da altri Comuni italiani, il progetto “Aperti per voi” promosso dal TCI, che coinvolge “volontari della cultura”.
Molte le Associazioni attive in questi settori: the American Community Garden Association, che opera negli Stati Uniti, Canada, Australia, Gran Bretagna, le organizzazioni Bold London community resource centre-Lcrc, Bold capital growth, Bold federation of city farms & community gardens l’AICu, Associazione Italiana Curatori di Parchi, Giardini e Orti botanici, che si pone come riferimento per la sensibilizzazione al tema della gestione degli orti urbani collettivi , le Associazioni “Giardini in transito”, “Il Giardino degli Aromi”,  i “Giardini del Sole”, CleaNap-Piazza Pulita, il Comitato di Cittadini per il Bene Collettivo Sicilia, Retake Roma,
Queste esperienze dimostrano che, in presenza di una volontà e di un interesse comune, la partecipazione dei cittadini non solo è possibile ma consente di migliorare l’efficienzaella spesa pubblica e sottrarre al degrado beni di tutti.
Il 29 marzo 2012 il Senato ha approvato il Disegno di legge “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani” che prevede che “Le aree riservate al verde pubblico urbano e gli immobili di origine rurale, riservati alle attività collettive sociali e culturali di quartiere, con esclusione degli immobili ad uso scolastico e sportivo, ceduti al comune nell’ambito delle convenzioni e delle norme previste negli strumenti urbanistici attuativi, comunque denominati, possono essere concessi in gestione, per quanto concerne la manutenzione, con diritto di prelazione ai cittadini residenti nei comprensori oggetto delle suddette convenzioni e su cui insistono i suddetti beni o aree, mediante procedura di evidenza pubblica, in forma ristretta, senza pubblicazione del bando di gara“.
Ci sono dunque le premesse affinchè il principio della sussidiarietà possa divenire una realtà, con l’obiettivo di costruire, come esplicita LABSUS, che da tempo si occupa di questa tmatica, ” un nuovo modello di società caratterizzato dalla presenza diffusa di cittadini attivi, cioè cittadini autonomi, solidali e responsabili, alleati dell’amministrazione nel prendersi cura dei beni comuni”.

A Bagnoli un corso di management per le aziende e per il territorio

Una interessante occasione di lavoro e di visita quella offerta da Franco Cioffi, che ci ha fatto assistere ad una delle lezioni del “Corso in management aziendale” promosso dalla Fondazione Banco di Napoli per l’Assistenza all’Infanzia in collaborazione con NCO-Nuova Cooperazione Organizzata. Si tratta di un percorso formativo e di accompagnamento alla creazione e allo sviluppo d’impresa rivolto ai giovani aspiranti manager e imprenditori della regione Campania, che quest’anno ha luogo in una delle strutture dell’ex base di Nato di Bagnoli a Napoli. Il corso, a partecipazione gratuita, è riservato a giovani selezionati sulla base del Cv e delle lettere motivazionali e si pone l’obiettivo di rendere affiancare coloro i quali vogliono avviare o potenziare un’impresa, fornendo loro gli strumenti tecnici e gestionali per renderla competitiva sul mercato e, nello stesso tempo, riconoscibile per il suo ruolo di valorizzazione del territorio.
Si tratta pertanto di un incubatore di impresa che punta a creare dei modelli organizzativi che travalichino il livello locale e reti di realtà imprenditoriali in grado di offrire valore aggiunto non solo in termini di reddito ma anche dal punto di vista etico e sociale.
Una pluralità di idee che vengono sottoposte ad una analisi che utilizza dunque non solo parametri tecnici, ma che valuta anche il livello di innovazione e il contributo che ogni progetto è in grado di offrire alla comunità a cui si rivolge in termini di benessere e di qualità della vita.

Piante erbacee spontanee in città

L’impiego delle specie erbacee spontanee in ambito urbano è il tema di un interessante articolo apparso sul numero 5/15 della rivista speciliazzata ACER a cura di Alessandro Bedin, dottore in Riassetto del teritorio e tutela del paesaggio. Un’opportunità, quella dell’utilizzo delle erbacee perenni in ambito pubblico, ancora a tutt’oggi assente in Italia e ancorato a modalità gestionali vecchie, a differenza di quello che accade in numerose altre realtà del mondo occidentale. Queste piante rappresentano infatti, come l’autore mette in evidenza, una interessante occasione per colorare gli spazi verdi delle nostre città, predisponendo accostamenti ispirati alle praterie naturali e associando erbacee perenni, bulbi e arbusti in un mix che ci riporta al paesaggio naturale con foriture spettacolari e affascinanti. Oltre agli aspetti tecnici, come la scelta di specie rustiche, le modalità di preprazione del substrato e di disposizione delle piante, Bedin tiene a sottolineare l’importanza che giocano le corrette cure di manutenzione, finalizzate ad evitare il degrado degli spazi a verde, che può portare ad una semplificazione da parte delle amministrazionin pubbliche dell’intervento, con la sostituzione delle aiuole ad erbacee perenni con parti monofiti o addirittura cemento!  Bedin si sofferma infine sulla difficoltà di spiegare all’opinione pubblica le peculiarità del mondo delle erbacee perenni, che soggiaciono a cicli naturali in cui si alternano periodio di quiescienza a periodi di esplosioni di colore e sulla necessità di far apprezzare le molteplici soluzioni legate all’uso di arbusti ed erbacee sempreverdi, in grado di offrire una presenza gradevole anche di inverno.

Un premio per gli spazi verdi delle nostre città

Una pluralità di esperienze su tutto il territorio nazionale, tutte degne di nota: dalla realizzazione di un tetto verde sperimentale del Liceo scientifico “Giovanni Keplero” di Roma al parco giochi di Silandro-Schlanders (BZ), dal Giardino di Verde Urbano Sostenibile della Pro Loco di Bassano del Grappa (VI) ai 100 Orti Contro le Camorre dell’Associazione Sott’èNcoppa di Afragola (NA), dai “Volontari al Verde” di Faenza (RA) che collaborano al mantenimento e al decoro dei parchi e dei giardini della città ai “Piani di manutenzione del verde” di Grado (GO), di Pisa e della Circoscrizione 2 della città di Torino, con  la messa a punto di un sistema informatizzato che consente ai cittadini di avere informazioni sui lavori svolti e su quelli programmati, sui costi e sui programmi di controllo in atto, dal progetto “Adotta un’aiuola” degli alunni di una scuola primaria di Dro (TN) alla “Riqualificazione dei giardini pubblici G. Morigi” di Filottrano (AN), dal “Piano preliminare del rischio delle alberate” di Novara al “Butterfly Garden” di Muggiò (MB).
Sono queste alcune delle iniziative messe in luce dal premio annuale “La Città per il Verde” organizzato dalla casa editrice Il Verde Editoriale di Milano, giunto nel 2018 alla sua 19a edizione e dedicato ai Comuni italiani che hanno investito il proprio impegno e le proprie risorse a favore del verde pubblico e della sostenibilità ambientale. Il Premio è assegnato alle amministrazioni pubbliche locali che si sono distinte per realizzazioni o metodi di gestione innovativi, finalizzati all’incremento del verde pubblico con interventi di nuova costruzione, di riqualificazione o nei quali viene privilegiato l’aspetto manutentivo e il miglioramento delle condizioni ambientali del proprio territorio, anche attraverso la valorizzazione dei rifiuti biodegradabili e compostabili.
Il Premio accoglie anche interventi e iniziative di altri Enti pubblici e di Strutture private a finalità pubblica che hanno saputo valorizzare gli spazi verdi delle loro strutture, come, ad esempio, gli spazi degli ospedali con il verde terapeutico, gli interventi puntuali per la valorizzazione dei giardini storici e degli orti botanici, gli spazi naturali all’interno dei campus universitari, i giardini e gli orti all’interno delle scuole. Dal 2018 possono presentare direttamente le proprie candidature anche le Associazioni di volontariato che svolgono un servizio pubblico per la riqualificazione e la manutenzione degli spazi verdi delle nostre città.

Pietre di inciampo in ricordo di Eugenio Elia Chimichi

Le persecuzioni derivate dalle leggi razziali hanno colpito duramente alcuni membri della famiglia Alatri, tra i quali Eugenio Elia Chimichi. Suocero di Lionello Alatri (Roma, 20 gennaio 1878), nipote di Samuele, membro della Giunta dell’Unione delle Comunita’ Ebraiche Italiane e titolare della azienda tessile Jacopo Vito Alatri, fu costretto a dimettersi da amministratore unico in seguito alla promulgazione delle leggi razziali. Il 16 ottobre 1943, con la moglie Evelina Chimichi e il suocero novantunenne Eugenio Haim Chimichi, Lionello fu prelevato dalla sua abitazione in via Piemonte 127 e condotto nel Collegio militare di Via della Lungara con gli oltre mille ebrei romani catturati quel giorno. Il 18 ottobre furono caricati sui carri merci dalla stazione Tiburtina, destinazione Auschwitz-Birkenau, dove con tutta probabilità Eugenio Chimichi non arrivò mai.
Arrivati ad Auschwitz II-Birkenau il 23 ottobre 1943, Lionello e la moglie Evelina vennero riconosciuti inabili al lavoro e uccisi nella camera a gas.
Questo il testo della lettera di Lionello Alatri lasciata cadere dal vagone della tradotta ferroviaria per Auschwitz e raccolta da un ferroviere alla stazione di Roma Tiburtina. La lettera perverrà ai figli Renzo e Marco Alatri attraverso la segretaria del padre. A margine la richiesta “Per umanità chiunque trovi la presente è pregato impostare la presente”.
Ad Auschwitz morì anche Vittoria Alatri, figlia di Marco Alatri e di Elvira Cave.
Martedì 15 gennaio 2019, nell’ambito della celebrazione della Giornata della Memoria, la ricorrenza internazionale celebrata per commemorare  le vittime dell’Olocausto, in ricordo del 27 gennaio del 1945, giorno in cui le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz, in via Panama 48 a Roma è stato posizionato, alla presenza dei parenti e dell’artista Gunter Demnig, un sampietrino dorato in ricordo di Eugenio Elia Chimichi. Il progetto delle “pietre d’inciampo”, a cura di Adachiara Zevi, è promosso da ANED (Associazione Nazionale ex Deportati), ANEI (Associazione Nazionale ex Internati), CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea), Federazione delle Amicizie Ebraico Cristiane Italiane, Museo Storico della Liberazione, è posto sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e ha il Patrocinio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e della Comunità Ebraica di Roma.
Pietre di inciampo 2019