Verde urbano: alcuni concetti chiave

In un sintetico e pregevole “Vademecum del verde urbano“ Marco Dinetti, responsabile ecologia urbana della Lipu e Direttore scientifico della rivista “Ecologia Urbana”, ha esposto alcuni concetti chiave che chi si occupa e ha responsabilità nella gestione di alberi e aree verdi in città dovrebbe tenere nella massima considerazione.
1. Le aree urbane non possono essere considerate come ambienti completamente artificiali, bensì come ecosistemi in cui sono presenti elementi vegetali e animali che concorrono alla biodiversità
2. Ogni intervento, anche in ambiente già antropizzato, che comporta la conversione di un terreno agricolo, di un’area verde o di una superficie naturale o seminaturale  (anche di piccole dimensioni) in un parcheggio, una strada, un edificio, comporta un consumo di suolo, che nel 2024 è stato stimato dall’ISPRA in 78,5  kmq (le maggiori perdite di suolo nel 2024 si registrano in Emilia-Romagna (1.013 ettari di nuove aree artificiali), Lombardia (834 ettari), Puglia (818 ettari), Sicilia (799 ettari) e Lazio (785 ettari).
3. Il verde fornisce una vasta gamma di servizi e benfici ecosistemici, ambientali, sociali e economici, il cui valore può essere quantificato. Analogamente può essere stimato il valore ornamentale di un albero, che può andare da 3.600 a 27.000 euro e per gli alberi monumentali a 800.000 euro.
4. Il concetto di “turno” male si applica agli alberi in città, essendo legato alla gestione forestale a fini produttivi, così come l‘età non è correlata direttamente alla salute di un albero e al suo sviluppo, che dipendono piuttosto dalle condizioni ambientali e dalle cure.
5. Se si eliminano alberi maturi occorre applicare il concetto di “sovracompensazione“: per ogni albero maturo abbattutto occorre piantare da 6 fino a 41 nuovi alberi e tenere presente che abitualmente si verifica un fallimento dei nuovi impianti del 10-30%.
6. Il censimento delle alberature non si deve limitare al semplice conteggio del numero di alberi ma deve considerare anche i dati volumetrici e prestazionali, che misurano i benefici prodotti dalla massa verde. Un’area a verde può infatti presentare una copertura più o meno complessa e fornire quindi servizi ecosistemici di entità diversa.
7. Le potature drastiche (capitozzatura, speronatura) sono vietate (DM 63/2020 del Ministero dell’Ambiente sui Criteri Minimi Ambientali per la gestione del verde) poichè l’entita dei tagli supera la capacità di difesa della pianta, esponendola a attacchi di funghi e parassiti. Analogamente è necessario rispettare i periodi di nidificazione dell’avifauna.
8. Una cultura moderna del verde impone l’adozione di un lessico corretto. Quindi no al termine manutenzione, bensì cura e gestione, no ai termini piantumare e piantumazione, si a piantare, piantagione e messa a dimora, no a erbacce, si a piante e flora spontanea.
9. La legge 10/2013 “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani” rappresenta la normativa di riferimento, insieme al Decreto 63/2020 sui CAM, mentre a livello europeo il Regolamento per il ripristino della natura contempla le misure sugli ecosistemi urbani, richiedendo agli Stati europei che non vengano persi spazi verdi cittadini.
10. Prendersi cura della natura e della biodiversità è un dovere poichè significa garantire la nostra sopravvivenza e prosperità.