La carta dei giardini storici

Risale al 1971 il primo convegno organizzato a Fontainebleau dal Comitato internazionale dei giardini e siti storici costituito dall’ICOMOS-IFLA.
Riuniti a Firenze il 21 maggio 1981, l’ICOMOS (il Consiglio internazionale dei monumenti e dei siti, associazione professionale fondata nel 1965 a Varsavia a seguito della Carta di Venezia del 1964 e che offre consulenza all’UNESCO per la conservazione e la protezione dei luoghi del patrimonio culturale in tutto il mondo) e l’ IFLA, arrivarono all’approvazione di una “Carta dei Giardini Storici”, detta appunto Carta di Firenze, che ebbe il merito di definire i giardini storici con il riconoscimento della loro natura monumentale, superando quella di semplice contorno di edifici monumentali.
La carta è stata registrata il 15 dicembre 1982 dall’ ICOMOS con l’intento di completare la “Carta di Venezia” in questo particolare ambito.
Nell’art 2. “Il giardino storico è una composizione di architettura il cui materiale è principalmente vegetale, dunque vivente e come tale deteriorabile e rinnovabile. Il suo aspetto risulta così da un perpetuo equilibrio, nell’andamento ciclico delle stagioni, fra lo sviluppo e il deperimento della natura e la volontà d’arte e d’artificio che tende a conservarne perennemente lo stato.” L’art. 5 recita che il giardino storico è “espressione dello stretto rapporto tra civiltà e natura, luogo di piacere, adatto alla meditazione e al sogno, il giardino acquista così il senso cosmico di un’immagine idealizzata del mondo, un “paradiso” nel senso etimo- logico del termine, ma che è testimonianza di una cultura, di uno stile, di un’epoca, eventualmente dell’originalità di un creatore”.
Proprio la complessità del giardino storico impone una particolare e raffinata opera di conservazione, manutenzione e restauro di cui si parla nell’art. 9: “La salvaguardia dei giardini storici esige che essi siano identificati ed inventariati. Essa impone interventi differenziati quali la manutenzione, la conservazione, il restauro. Si può eventualmente raccomandare il ripristino. L’autenticità di un giardino storico concerne sia il disegno e il volume delle sue parti che la sua decorazione o la scelta di elementi vegetali o minerali che lo costituiscono.”
In merito alla conservazione di un giardino storico l’art. 14 recita: “Il giardino storico dovrà essere conservato in un intorno ambientale appropriato. Ogni modificazione dell’ambiente fisico che possa essere dannosa per l’equilibrio ecologico deve essere proscritta. Queste misure riguardano l’insieme delle infra strutture sia interne che esterne
(canalizzazioni, sistemi di irrigazione, strade, parcheggi, sistemi di custodia, di coltivazione, etc.).”
Come recita l’ Art. 15 della Carta dei Giardini Storici: “Ogni restauro e a maggior ragione ogni ripristino di un giardino storico dovrà essere intrapreso solo dopo uno studio approfondito che vada dallo scavo alla raccolta di tutta la documentazione concernente il giardino e i giardini analoghi, in grado di assicurare il carattere scientifico dell’intervento. Prima di ogni intervento esecutivo lo studio dovrà concludersi con un progetto che sarà sottoposto ad un esame e ad una valutazione collegiale.”
“L’intervento di restauro deve rispettare l’evoluzione del giardino in questione. Come principio non si potrà privilegiare un’epoca a spese di un’altra a meno che il degrado o il deperimento di alcune parti possano eccezionalmente essere l’occasione per un ripristino fondato su vestigia o su documenti irrecusabili. Potranno essere più in particolare oggetto di un eventuale ripristino le parti del giardino più vicine ad un edificio, al fine di farne risaltarne la coerenza.” (art. 16).
In merito alla ricostruzione ex-novo di un giardino storico si pronuncia l‘art. 17: “Quando un giardino è totalmente scomparso o si possiedono solo degli elementi congetturali sui suoi stati successivi, non si potrà allora intraprendere un ripristino valido dell’idea del giardino storico. L’opera che si ispirerà in questo caso a forme tradizionali, sul sito di un giardino antico, o dove un giardino non era probabilmente mai esistito, avrà allora caratteri dell’evoluzione o della creazione o escludendo totalmente la qualifica di giardino storico.”
L’art. 19 della Carta dei Giardini recita: “Per natura e per vocazione, il giardino storico è un luogo tranquillo che favorisce il contatto, il silenzio e l’ascolto della natura. Questo approccio quotidiano deve essere in opposizione con l’uso eccezionale del giardino storico come luogo di feste. Conviene allora definire le condizioni di visita dei giardini storici cosicché la festa, accolta eccezionalmente, possa esaltare lo spettacolo del giardino e non snaturarlo o degradarlo.”
“Se, nella vita quotidiana, i giardini possano tollerare lo svolgersi di giochi tranquilli, conviene comunque creare, parallelamente ai giardini storici, alcuni terreni appropriati ai giochi vivaci e violenti e agli sport, così da rispondere ad una domanda sociale senza nuocere alla conservazione dei giardini e dei siti storici.” (art. 20).
L’art. 24 invece riferisce che: “Il giardino storico è uno degli elementi del patrimonio la cui sopravvivenza, a causa della sua natura, richiede cure continue da parte delle persone qualificate. E’ bene dunque che studi appropriati assi- curino la formazione di queste persone, sia che si tratti di storici, di architetti, di architetti del paesaggio, di giardinieri, di botanici. Si dovrà altresi vigilare perché sia assicurata la produzione regolare di quelle piante che dovranno essere contenute nella composizione dei giardini storici.”
Pietro Porcinai e la Carta di Firenze
Nel 1950 stimolò la fondazione della sezione italiana dell’IFLA con pochi altri pionieri che dettero vita all’AIAP (Associazione Italiana Architetti del Giardino e del Paesaggio) di cui Porcinai fu per molti anni segretario e, a partire dal 1979, Presidente onorario.
Impegnato a favore della professione, partecipò attivamente a vari congressi internazionali; nel 1971 intervenne a Fontainebleau, al Primo colloquio internazionale sulla conservazione ed il restauro dei giardini storici indetto dall’ICOMOS (International Council of Monuments and Sites) dove fu promotore di una commissione comune ICOMOS–IFLA, tuttora operante, che nel dicembre 1982 a Firenze, redasse la Carta italiana dei giardini storici, una sorta di decalogo per tutti gli interventi sul verde storico.
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