Raffaele de Vico: maltrattato ma non dimenticato

Si è tenuta a PALAZZO BRASCHI (fino al 30 settembre 2018) una piccola ma preziosa e interessante mostra su Raffaele de Vico, l’architetto che più ha segnato il verde pubblico di Roma dai primi anni del novecento fino all’inizio degli anni sessanta, progettando e realizzando una parte consistente dei parchi e dei giardini pubblici della capitale.
Nato a Penne, in Abruzzo, nel 1881, de Vico divenne consulente artistico del Comune di Roma alla metà degli anni ’20. Dopo una lunga carriera, muore a Roma nel 1969, lasciando un patrimonio che oggi  mostra evidenti condizioni di degrado, sia dal punto di vista della manutenzione che della perdita, per interventi di trasformazione, dell’identità originale.
La mostra, curata da Alessandro Cremona, Claudio Crescentini, Donatella Germanò, Sandro Santolini e Simonetta Tozzi, ripercorre la storia del verde pubblico romano nella prima metà del passato secolo, con l’esposizione di quasi 100 opere fra disegni, progetti, fotografie e documenti provenienti dalle collezioni capitoline (Museo di Roma Palazzo Braschi, Galleria d’Arte Moderna e Museo Canonica) e dagli archivi capitolini, con particolare riferimento all’Archivio Storico Capitolino a cui l’anno scorso è stato donato dagli eredi l’archivio personale di Raffaele de Vico. E’ possibile così conoscere alcune delle più rilevanti trasformazioni della città: da Villa Borghese (per un ventennio a partire dal 1915) al Parco della Rimembranza a Villa Glori (1923-1924), dai progetti per i parchi Flaminio (1924), del Colle Oppio (1926-1927), Testaccio (1931) a quelli di Ostia Antica (1929-1930), di Santa Sabina sull’Aventino (1931), di Castel Fusano (1932-1937) e Cestio (1938). Così come per i giardini di Villa Caffarelli (1925), Villa Fiorelli (1930-1931) e Villa Paganini (1934) e per il Parco degli Scipioni (1929) e per quello Nemorense (1930); o il particolare progetto per i giardini dell’allora via dell’Impero e di via Alessandrina (1933), da affiancare alle esedre arboree realizzate per la sistemazione di piazza Venezia (1931) oltre al raffinato “giardino-fontana” di Piazza Mazzini (1925-1926), fino ad arrivare al grandioso progetto del parco “dantesco” del Monte Malo (Monte Mario, 1951) e a quelli per i giardini dell’EUR (1955-1961). E ancora i progetti per il teatro all’aperto a Villa Celimontana (1926) e per l’ampliamento del Giardino Zoologico (1928) e i lavori di riorganizzazione del vivaio e delle serre di San Sisto Vecchio (1926-1927).
Comunicato stampa RAFFAELE de VICO Museo di Roma
Elenco opere
Pannelli
Sempre su de Vico è da menzionare il libro “I giardini e le architetture romane dal 1908 al 1962”, che nasce dalla Tesi di Dottorato di Ulrike Gawlik nel campo della storia dell’Arte dei Giardini e Architettura nella prima e seconda metà del XX secolo e offre un quadro approfondito e complessivo di questo protagonista assoluto del patrimonio di aree a verde che ancora oggi caratterizza la città.
Recensione di Federica Alatri

ACER n. 1/2018

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