Due lettere da Westerbork-Diario pubblico

“Se faremo ritorno dai campi di prigionia, ovunque essi si trovino, traendo in salvo i nostri corpi e null’altro, sarà troppo poco”. Così Esther Hillesum, scrittrice olandese di origine ebraica, scrive in una delle due lettere (pubblicate per la prima volta clandestinamente dalla resistenza olandese nell’autunno del 1943) dal “campo di transito” di Westerbork, dove lavorò come assistente sociale. Il 7 settembre 1943 fu deportata ad Auschwitz, da cui non fece più ritorno.

Storia di una multa (2a puntata)-Diario pubblico

Approfittando di un mese di luglio dal clima particolarmente clemente e sperando di trovare poco traffico, ho preso il coraggio a due mani e sono andata all’ufficio di Equitalia di via Cristoforo Colombo. Ho trovato parcheggio, ho fatto una piccola fila per le informazioni /accoglienza, ho preso il numero (chissà perchè si dice numeretto…..) e ho atteso pazientemente, leggendo il giornale, chiaccherando con un amico incontrato per caso e con altri utenti, ciascuno con la sua complicata e diversificata storia. L’attesa è iniziata un pò prima delle 9, con 53 persone davanti a me e si è conclusa alle 12,15 circa, con un colloquio allo sportello di cira 5-7 minuti. Impiegata gentilissima, risposte insoddisfecenti nel merito (superfluo e difficile il racconto), io stremata dall’attesa. Esito finale di questa seconda puntata: ho pagato la somma di 69,93 euro, ripromettendomi di spedire la documentazione alla Polizia Municipale di Viterbo per chiedere se per caso ho pagato di più di quanto dovevo (l’impiegata di Equitalia non ha saputo dirmi perchè alla Polizia Municipale risultava un importo dovuto di 57,15 ed avendo io comunque già pagato, anche se oltre i termini consentiti, 39,00 euro… ). Ho già fatto le fotocopie per fare la raccomandata. Alla terza puntata…!

Alberto Lattuada “Dieci anni di occhio quadrato 1938/1948”-Diario pubblico

Luglio 2014. Un regalo prezioso, ricevuto dal mio amico d’infanzia Alessandro, figlio del grande regista Alberto Lattuada, in occasione del mio compleanno. E’ il libro di fotografie, ormai introvabile, “Dieci anni di occhio quadrato 1938/1948”, pubblicato da Alinari nel 1982 e che raccoglie le immagini scattate da “un autore fotograficamente quasi sconosciuto” (così lo definisce nella bella Introduzione Piero Berengo Gardin) che considera la fotografia, come scrive nella Postfazione, “un furto, un furto che varia nella velocità d’esecuzione da una posa di minuti via via all’esposizione di un secondo, un quinto di secondo, un cinquantesimo, un cinquecentesimo, un millesimo fino alla velocità degli scienziati che è di un milionesimo e più…”.
Il volume raccoglie le 26 “Tavole fotografiche” che componevano il fascicolo “Occhio Quadrato”, uscito nel 1941 come monografia di “Corrente”, la testata fondata da Ernesto Treccani nel 1938 e  le immagini raccolte sotto i titoli “Insaziabile curiosità del cacciatore fedele alla pista” (Milano 1935-1941), “Una veloce corsa per mettere la mano sulla macchina da presa” (Sopralluoghi 1942-1950), “Ultimi appunti dell’occhio quadrato: il cinema è mio” (1942-1951). Tra le tante, bellissime e inusuali fotografie, tutte in bianco e nero, quelle di una giovanissima Carla Del Poggio, attrice moglie del regista, di una splendida Alida Valli e quelle di Castiadas, la colonia penale sorta nel 1875 in Sardegna, dove Lattuada fece un sopralluogo per un film che non venne realizzato.
Il 2014 è il centenario della nascita di Alberto Lattuada, uno dei più grande artisti italiani, ma che rappresenta, nel mio personale ricordo, il papà di quello che è stato uno dei miei più assidui amici dell’infanzia trascorsa a Lido dei Pini.   

Rassegna stampa

Alberto Lattuada, la mostra fotografica Occhio Quadrato a Genova
Occhio
Palazzo della Meridiana-Occhio Quadrato

Storia di una multa (1a puntata)-Diario pubblico

La storia comincia nel luglio del 2012, con l’acquisto su Groupon di un soggiorno turistico a Viterbo. Due giorni più che piacevoli e interessanti, allietati dalla conoscenza, davanti al meraviglioso, quanto poco conosciuto Mitreo di Sutri, del colto e simpatico Direttore del Museo Amedeo Lia di Spezia.

Unico inconveniente del soggiorno una multa per sosta vietata nella città di Viterbo. Poco male, ho pensato, può capitare e chi sbaglia paghi. E così ho fatto pochi giorni dopo, versando un importo di 39,00 euro il 20 luglio del 2012. Il 27 giugno del 2014 ricevo una cartella di pagamento di Equitalia, riferita alla multa di Viterbo, per un importo di 69,93 euro così composto (sinteticamente): contrav. codice della strada…, maggiorazione contrav. codice della strada…., contrav. recupero spese …, compensi entro le scadenze.., compensi oltre le scadenze…, interessi di mora…, diritti di notifica.

Allegati alla cartella due bollettini, intestati al Comune di Viterbo-ServizioTesoreria della Polizia Municipiale, di 51,60 euro e 55,50 euro, rispettivamente. Decido di chiedere informazioni su questi importi discordanti e telefono al numero della Polizia Locale del Comune di Viterbo indicato sul “Verbale di accertamento di violazione del Codice della strada”, anche esso accluso alla cartella di pagamento di Equitalia. Mi rispondono, e anche abbastanza sollecitamente: una gentilissima funzionaria mi spiega la storia, a mio parere un pò complicata, di questa multa, che cerco così di riassumere:

-ho provveduto a corrispondere l’importo indicato nell’Avviso di accertamento d’infrazione del Codice della strada trovato sulla macchina il 7 luglio del 2012 (ossia i 39,00 euro) oltre i 5 giorni che consentono il pagamento in misura ridotta della sanzione;

-è stato quindi spedito al mio domicilio il verbale della multa per l’importo totale;

-poichè non ho traccia di questo verbale, che tuttavia risulta essere stato consegnato e ritirato dal portiere, non ho provveduto al pagamento della somma di cui sopra.

La gentile e paziente funzionaria mi comunica che l’importo della sanzione da corrispondere alla Polizia Municipale è di 57,15 euro ma che, essendo la pratica  andata avanti (per i motivi di cui sopra) ed essendo passata ad Equitalia, all’importo della sanzione si sono aggiunte le altre voci, fino ad arrivare a 69,93 euro.

Bene, penso, ma perchè Equitalia acclude due bollettini di importi diversi tra loro e dalle altre somme indicate o che risultano alla Polizia Municipale di Viterbo? La gentile funzionaria mi consiglia di rivolgermi ad Equitalia, avvisandomi però che al telefono non mi potranno dare informazioni di questo tipo.

Ringrazio calorosamente e chiamo il numero verde di Equitalia, imbattendomi in un sacco di possibilità: “digiti 1 se…, digiti 2 se…” , fino ad arrivare ad 8. Nessuna di queste possibilità parla però di multe e quindi provo a digitare dei numeri a caso finchè, misteriosamente, si prospetta la possibilità di parlare con un operatore. Gentile anch’esso (anzi anch’essa) mi spiega che effettivamente non mi può dare le informazioni che chiedo (cioè perchè gli importi non corrispondono in nessun caso) e mi consiglia di rivolgermi ad uno sportello di Equitalia “dal momento in cui a Roma ce ne sono tanti”.

In effettti è possibile andare, dal lunedì al venerdì, dalle ore 8,35 alle ore 13.30, in diversi uffici: per Roma Nord a Via Salaria-Monterotondo, oppure per le altre zone di Roma a via Cristoforo Colombo, via Aurelia, viale Palmiro Togiatti, oltre che Ostia, ecc. ecc.

Mi chiedo a questo punto se mi conviene ma soprattutto: ho la forza di intraprendere questo viaggio? (io abito nel Secondo Municipio quindi dovrei andare a Monterotondo…).

Devo ancora prendere una decisione, ma lo devo fare entro 60 giorni dalla data di notifica, pena l’applicazione degli interessi di mora, applicati con tassi determinati da “apposita normativa  …con atto di riferimento articolo 30 del Decreto del Presidente della Repubblica”…ecc. ecc.

Nel caso, scriverò la seconda puntata, altrimenti andrò alla posta dietro casa e pagherò l’importo più alto, per non sbagliare, sperando in un’attesa inferiore ai 45 minuti, tempo che ho impiegato questa mattina nell’Ufficio postale Roma 52 per pagare un bollettino, ai quali devo aggiungere un paio di ore che ho speso per fare le telefonate e un paio di ore di attesa dell’orario di apertura degli uffici per potere fare le telefonate…!.

Le ricette di Andy Warhol-Diario pubblico

La bella mostra di Andy Warhol curata da Francesco Bonami a Palazzo Cipolla, che espone le opere dell’artista appartenenti alla collezione Brant, è l’occasione per conoscere la sua vita e le vicende che caratterizzarono il mondo dell’arte di quegli anni. Nel racconto sugli esordi della sua carriera, la citazione di una curiosa pubblicazione realizzata da Andy Warhol con Suzie Frankfurt, famosa arredatrice e decoratrice di interni. Warhol fece le illustrazioni, la Frankfurt scrisse i testi e la madre dell’artista li copiò a mano: nacque così Wild Raspberries, un ironico libro di ricette di cucina uscito in edizione limitata nel 1959 e ripubblicato dal figlio della Frankfurt nel 1997. Sulla copia acquistata a New York una didascalia avverte che “Wild Raspberries is first and foremost a work of art, and the recipes contained herein are not for ingestion and should be read in the humorous spirit in wich they were created”.

Gli alberi monumentali-Diario pubblico

Sarebbe interessante sapere  quale attuazione ha avuto questa legge.…
Il sito del Corpo Forestale dello Stato riporta le informazioni sulla entrata in vigore, il 16 febbraio del 2013, della LEGGE 14 gennaio 2013, n. 10 che detta le Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani (13G00031) (GU Serie Generale n.27 del 1-2-2013). La legge, oltre a dettare regole per lo sviluppo degli spazi verdi urbani, va anche a potenziare il preesistente quadro normativo sulla tutela dei “patriarchi verdi”, patrimonio paesaggistico e ambientale di grande pregio del nostro Paese.
Sempre sul sito si legge:
“Al fine di dare omogeneità alla differenziata legislazione regionale avente come obiettivo la tutela e la valorizzazione di tali esemplari, la legge statale fornisce una definizione giuridica di albero monumentale univoca che dovrà essere recepita da ogni regione entro un anno dalla sua entrata in vigore.
Con essa viene stabilita l’obbligatorietà per ogni comune di censire i propri alberi monumentali. I risultati di tali censimenti  verranno raccolti in elenchi regionali, che costantemente aggiornati, alimenteranno l’elenco degli alberi monumentali d’Italia alla cui gestione provvede il Corpo forestale dello Stato.
Nel 1982 il Corpo forestale dello Stato lanciò il primo “Censimento nazionale degli alberi di notevole interesse”, per individuare e catalogare le piante singole o in gruppi, che presentavano alcune caratteristiche particolari: dimensioni eccezionali rispetto alla specie, forme singolari, qualità estetiche e valore storico. Un’opera certosina che portò i forestali in boschi e giardini, paesi e città, montagna e campagna, per trovare e schedare i campioni della vegetazione, e per raccogliere tutti quei materiali storici e scientifici che oggi permettono di apprezzarli nella loro irripetibile “individualità”. In breve le schede si riempirono di dati – altezza, diametro, stato fitosanitario, età – e nacque una nuova geografia monumentale italiana, paragonabile per rarità e pregio a quella archeologica. Da allora la ricerca non si è più interrotta: più di un terzo della superficie italiana è ricoperta da foreste e la ricerca dei patriarchi verdi nel tempo si è estesa anche alle pieghe del territorio più difficili da raggiungere. La quantità di dati raccolta nel tempo è sorprendente: l’Italia possiede un patrimonio di monumenti verdi forte di 22.000 “alberi di notevole interesse”. Tra questi oltre 2.000 sono definiti di “grande interesse” e ben 150 di “eccezionale valore storico o monumentale”.
Il censimento, infatti, non ha interessato gli alberi come categoria vegetale, o come risorsa economica, ma come singoli soggetti arborei che hanno una propria “individualità” per essere eccezionalmente vecchi, per essere stati protagonisti di episodi storici o per essere legati alla vita di uomini illustri o di Santi. Monumenti della natura, insomma, che si collocano accanto a quelli creati dall’uomo e costituiscono un patrimonio di inestimabile valore, da conoscere e da tutelare”.