Arboricoltura urbana: i volantini INDISPENSABILI della SIA

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E’ della SIA, la Società Italiana di Arboricoltura – Onlus, la meritevole iniziativa relativa alla pubblicazione degli “INDISPENSABILI”, 9 volantini che forniscono informazioni chiare e semplici sui principi base dell’arboricoltura urbana.

Creati da: International Society of Arboriculture
Versione italiana a cura di: Società Italiana di Arboricoltura – Onlus
Traduzione: Andrea Borrone e Massimo Brambilla
Adattamento del testo: Andrea Borrone, Francesco Ferrini e Fabrizio Cinelli
Progetto grafico: Paolo Valagussa
Gli Indispensabili si rivolgono a tutti coloro che vorranno promuovere le buone pratiche arboricolturali e trattano i seguenti argomenti:
01 – Scegliere un arboricoltore: “Un arboricoltore è uno specialista nella cura dell’albero. L’arboricoltore conosce le necessità di un albero ed è capace ed equipaggiato per provvedere alle necessarie cure. Alberi mal gestiti possono essere una grande responsabilità. Potare o abbattere un albero, specialmente se grande, è un lavoro pericoloso. Il lavoro sugli alberi deve essere fatto da persone preparate ed equipaggiate per lavorare in sicurezza”.
02 – Potare un albero giovane: “Una corretta potatura è essenziale per lo sviluppo di un albero forte e bello. I giovani alberi che sono correttamente potati necessiteranno, in futuro, di minori interventi correttivi”.
03 – Potare gli alberi adulti: “La potatura è uno dei più comuni interventi di cura dell’albero. Benché gli alberi in foresta crescano bene senza l’intervento dell’uomo, gli alberi in ambiente urbano richiedono un elevato livello di cura per garantirne la sicurezza e la bellezza. La potatura deve essere fatta conoscendo quale sarà la risposta dell’albero ad ogni singolo taglio. Potature mal eseguite possono causare gravi danni che minano la salute e riducono l’aspettativa di vita dell’albero”.
04 – Potatura: dove tagliare?: “Gli alberi sono capaci di “autopotatura”, dispongono infatti di meccanismi e strutture proprie in grado di isolare i rami ormai inutili, bloccando possibili invasioni di agenti patogeni provenienti dalle infezioni del legno morto”.
05 – Riconoscere gli alberi pericolosi: “Gli alberi sono una parte importante del mondo. Essi offrono una grande varietà di benefici all’ambiente e sono incredibilmente belli. A volte, però, gli alberi possono essere pericolosi. L’albero o parti di esso possono cadere e causare seri danni a persone e cose; un albero che presenta dei difetti importanti è da considerarsi pericoloso. La cura e la sicurezza dell’albero sono sempre a carico del proprietario. Questa brochure aiuta ad individuare i più comuni difetti associati agli alberi pericolosi. In ogni caso, la valutazione della propensione al cedimento di un albero è compito di un arboricoltore professionista”.
06 – Il valore degli alberi: “Tutti sanno che gli alberi e tutte le altre piante hanno un valore estetico ma pochi sanno che, oltre ad abbellire l’ambiente e il paesaggio, le piante purificano l’aria, agiscono come barriere acustiche e visive, producono ossigeno, riducono l’anidride carbonica, catturano polveri, particolati e PM10 e ci aiutano a risparmiare energia grazie al potere rinfrescante in estate ed alla protezione dai freddi venti in inverno. Pochi, tuttavia, sanno che le piante hanno anche un valore economico che può essere calcolato da professionisti competenti. La perdita di un albero o di un arbusto può corrispondere ad una perdita economica della tua proprietà oppure, se si tratta di verde pubblico, ad una perdita di valore per l’intera comunità”.
07 – La cura degli alberi: “Predisporre un programma di cure preventive per le tue piante significa tutelare nel modo più intelligente l’investimento fatto al momento della messa a dimora. Una manutenzione regolare, studiata per favorire la salute e il vigore della pianta, assicura un costante aumento di valore. Prevenire un problema è molto meno costoso, sia in termini economici, sia di tempo, che curarne uno quando si è sviluppato. Un programma di manutenzione efficace, che include ispezioni regolari e azioni supplementari di pacciamatura, concimazione e potatura può evidenziare l’insorgere dei problemi e correggerli prima che diventino dannosi o fatali. Considerando che molte specie arboree possono vivere alcuni secoli, l’adozione di queste pratiche colturali è un investimento che ripaga nell’immediato e a lungo termine”.
08 – Perchè la capitozzatura è dannosa: “La capitozzatura è la più dannosa tecnica di potatura degli alberi, eppure, nonostante più di 30 anni di letteratura e di seminari per spiegare i suoi effetti nocivi, la capitozzatura rimane una pratica comune”.
09 – Gli alberi nei cantieri edili: “Le attività che si svolgono in un cantiere edile possono essere devastanti per gli alberi interni all’area di lavoro ed anche per quelli nelle immediate vicinanze. Alcune semplici precauzioni possono salvare i tuoi alberi”.

Il progetto QUALIVIVA per pianificare, realizzare e gestire le aree verdi

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QualiViva, ossia “La qualità nella filiera florovivaistica nazionale attraverso l’utilizzo e la divulgazione delle schede varietali e di un capitolato unico di appalto per le opere a verde”, è un progetto di ricerca finanziato dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali nell’ambito di un piano d’azione teso ad aumentare e stimolare la competitività del settore florovivaistico.
Il Progetto si è articolato attraverso la “Realizzazione di schede tecniche”, la “Didattica per la prevenzione delle malattie” (attività volta a ottimizzare e
validare un protocollo di diagnosi basato sul riconoscimento del DNA per l’individuazione in
multiplex degli agenti causali di malattie complesse come i marciumi radicali e del colletto in piante ornamentali), la definizione di “Linee Guida Locali” per la scelta del materiale vegetale, il coinvolgimento delle aziende produttrici di piante verdi sensibilizzate ad agire secondo norme di tutela ambientale, per fornire gli strumenti metodologici e operativi per pianificare, progettare, realizzare e gestire le aree verdi pubbliche e private.
Sono state redatte oltre 100 Schede tecniche nelle quali sono state raccolte informazioni relative a specie arboree ornamentali pensate allo scopo di aiutare e indirizzare pianificatori e municipalità verso una progettazione funzionale del verde urbano. Nelle schede sono riportate informazioni sugli aspetti dimensionali, sulla tolleranza alle condizioni del suolo, ai patogeni e agli stress abiotici, e sulle problematiche che possono emergere dall’uso di tali specie. Per ciascuna specie si è stimata la CO2 potenzialmente stoccata, la potenzialità nella rimozione degli inquinanti e la produzione di composti organici volatili.
La definizione delle “Linee Guida Locali” ha avuto l’obiettivo di:
fornire uno strumento per la scelta del materiale vivaistico da utilizzare, inteso come scelta delle specie, in base al contesto climatico nel quale dovrebbero andare ad inserirsi (“SCELTA DEL MATERIALE VIVAISTICO IN FUNZIONE DELLA LOCALITA’ GEOGRAFICA”). Si è operata dunque una classificazione climatico-vegetazionale del territorio italiano in macroaree per caratterizzare l’area di intervento. Le specie selezionate nel progetto QualiViva sono state quindi associate alle fasce climatico-vegetazionali in base alle rispettive esigenze ecologiche e alla loro tolleranza ai differenti ambienti in quanto ad una loro possibile introduzione e coltivazione nelle diverse fasce;
classificare le specie di interesse in base alla loro ‘allergenicità’;
-fornire indicazioni generali sulle macrocaratteristiche comuni a più specie che sono favorevoli a mitigare gli effetti di uno o più inquinanti atmosferici (EFFETTO DELLE FORESTE URBANE SULLA QUALITÀ DELL’ARIA E PRINCIPALI INQUINANTI IN AMBIENTE URBANO);
-indicare cultivar di Cipresso, Olmo e Platano resistenti alle rispettive principali patologieche rappresentano tutt’oggi una importante limitazione alla coltivazione di queste specie;
-la messa a punto di un processo di certificazione volontario delle aziende e delle organizzazioni florovivaistiche e di un sistema per la “certificazione degli skill professionali” un sistema cioè di valutazione delle competenze e delle professionalità, teso a valorizzare le abilità specifiche degli addetti, in funzione delle necessità di ogni singolo appalto.
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Una eccellenza nel mondo agricolo e ambientale: la Fondazione Edmund Mach

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L’Istituto Agrario di San Michele all’Adige in provincia di Trento ha una lunga storia che inizia il 12 gennaio 1874, quando la Dieta regionale tirolese di Innsbruck, che aveva acquistato il monastero sorto ad opera degli Agostiniani nel castello donato nel 1145 dai Conti di Appiano al Principe Vescovo di Trento, deliberò di attivare una scuola agraria con annessa stazione sperimentale, ognuna delle quali doveva congiuntamente cooperare alla rinascita dell’agricoltura nel Tirolo.
L’attività della nuova istituzione iniziò nell’autunno dello stesso anno, seguendo l’impostazione data da Edmund Mach, fondatore e primo direttore dell’Istituto. Egli proveniva dalla Stazione sperimentale di Klosterneuburg presso Vienna ed aveva alle sue spalle una breve ma intensa carriera di ricercatore nel campo della chimica agraria e dell’enologia. Ottimo organizzatore e innovatore, Mach ebbe un ruolo fondamentale nel delineare i principi base per l’impostazione dell’attività sia nell’ambito scolastico che in quello sperimentale. A Mach si deve il merito di aver intelligentemente intuito che ricerca e didattica non devono procedere separatamente ma devono invece costituire un binomio indissolubile dal quale trarre le premesse per la crescita del settore.
Dal 2008 l’Istituto agrario è stato trasformato in una Fondazione che svolge attività di ricerca scientifica, istruzione e formazione, sperimentazione, consulenza e servizio alle imprese, nei settori agricoloagroalimentare e ambientale.
Le attività partono dal presupposto che “nel futuro è necessario che la produzione di derrate agricole aumenti significativamente” e che pertanto sia necessario ricercare soluzioni atte a assicurare “sicurezza e salubrità alimentare in condizioni di sostenibilità ambientale ed economica”.
La sua missione si realizza dunque attraverso:
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Come cambia l’arboricoltura urbana

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Un interessante articolo (a cura di Alessio Fini, Disaa, Università di Milano, Massimiliano Tattini, Ipsp, Cnr, Francesco Ferrini, Dagri, Univeristà di Firenze) apparso sul numero 5/20 della rivista ACER, richiama l’attenzione sui cambiamenti che hanno interessato l’arboricoltura urbana negli ultimi 40 anni e sulla necessità di acquisire conoscenze basate su evidenze scientifiche per operare a ragion veduta la scelta delle specie più adatte da utilizzare negli interventi di impianto e reimpianto degli alberi in ambito urbano.
Il concetto spesso richiamato nella progettazione del verde in ambito urbano “la specie giusta al posto giusto” infatti fa i conti oggi con l’opportunità di diversificare la composizione del patrimonio arboreo per far fronte ai cambiamenti delle condizioni climatiche e alla necessità di difendersi dalla diffusione di agenti patogeni.
Ciò è reso possibile dall’aumento della diversità di generi e specie arboree disponibili presso i vivai rispetto a quanto si poteva riscontrare fino agli anni ’80.
Ai dieci generi prevalentemente utilizzati (Acer, Carpinus, Aesculus, Fraxinus, Fagus, Populus, Platanus, Salix, Tilia, Ulmus) si sono infatti aggiunte numerose altre cultivar di alberate, che consentono di scegliere tra più di 750 cultivar appartenenti a oltre 60 generi.
Gli autori raccomandano dunque di non sprecare questa diversità e di adottare accorgimenti progettuali (realizzazione di buche di impianto ampie e profonde, decompattazione del terreno per favorire l’areazione, aumento dell’APA per favorire l’infiltrazione delle piogge, irrigazione nelle prime fasi di impianto) in modo da favorire le capacità delle specie a resistere a determinate condizioni ambientali, quali ad esempio quelle dettate dalla carenza di acqua.
L’articolo illustra infatti i risultati di uno studio effettuato nel 2019 per valutare la risposta del Celtis australis, il bagolaro, spesso impiegato nelle città, agli stress idrici.

Riforestazione urbana: una opportunità anche per la città di Roma

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In attuazione del D. M. del 9 ottobre 2020 “Modalita’ per la progettazione degli interventi di riforestazione di cui all’articolo 4 del decreto-legge 14 ottobre 2019, n. 111” il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha pubblicato, il 13 novembre u. s., l’ AVVISO PUBBLICO PER IL PROGRAMMA DI PROGETTAZIONE DELLE AZIONI DI RIFORESTAZIONE URBANA NELL’AMBITO DELLE CITTA’ METROPOLITANE DI CUI ALL’ART. 4, COMMI 1, 2 e 3 DEL DECRETO-LEGGE 14 OTTOBRE 2019, N. 111,CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA LEGGE 12 DICEMBRE 2019, N. 141 (“Misure urgenti per la definizione di una politica strategica nazionale per il contrasto ai cambiamenti climatici e il miglioramento della qualita’ dell’aria”).
L’Avviso stabilisce che:
1. “per il finanziamento del programma, che ha ad oggetto la messa a dimora di alberi, ivi compresi gli impianti arborei da legno di ciclo medio e lungo, il reimpianto e la selvicoltura ovvero la creazione di foreste urbane e periurbane, nonché la manutenzione successiva all’impianto, sono stanziati euro 15 milioni per ciascuno degli anni 2020 e 2021;
2. Le risorse sono destinate alle Città metropolitane che presentano, fino ad un
massimo di cinque proposte progettuali, proprie e/o ricevute da terzi per il proprio territorio, e che prevedono ciascuna costi complessivi non superiori a € 500.000 (iva inclusa).
3. Ciascuna città metropolitana redige o seleziona i progetti tenendo conto, oltre che dei requisiti di ammissibilità di cui all’art. 3 del D. M. del 9 ottobre 2020, in particolare, della valenza ambientale e sociale dei medesimi, del livello di riqualificazione e di fruibilità dell’area oggetto dell’intervento, dei livelli di qualità dell’aria e della localizzazione nelle zone oggetto delle procedure di infrazione comunitaria n. 2014/2147 del 10 luglio 2014 e n. 2015/2043 del 28 maggio 2015. Ai fini della localizzazione degli interventi, sono considerati ambiti di attuazione preferenziale i territori delle città metropolitane ricompresi nelle suddette zone interessate dalle procedure di infrazione.
4. A tal fine le Città metropolitane presentano apposita domanda, ai sensi dell’art. 2, comma 7, del D.M. del 9 ottobre 2020, firmata digitalmente, entro le ore 24,00 dell’11 marzo 2021 di cui al D. M. 9 ottobre 2020 “Modalita’ per la progettazione degli interventi di riforestazione di cui all’articolo 4 del decreto-legge 14 ottobre 2019, n. 111, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 dicembre 2019, n. 141 (G.U. dell’11 novembre 2020, S.G. n. 281).”
Secondo il D. M. del 9 ottobre 2020 ” i progetti devono perseguire i seguenti tre principali obiettivi della Strategia nazionale del verde urbano: a) tutelare la biodiversita‘ per garantire la piena funzionalita’ degli ecosistemi; b) aumentare la superficie e migliorare la funzionalita’ ecosistemica delle infrastrutture verdi a scala territoriale e del verde costruito; c) migliorare la salute e il benessere dei cittadini.”

La Scuola Agraria di Monza: per saperne di più su verde e dintorni

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Il tema del verde viene affrontato in molteplici sedi e in differenti contesti e, seppur generalmente ritenuto di rilevante importanza per l’uomo e per l’ambiente che lo circonda, non sempre viene trattato con sufficiente cognizione di causa che solo una adeguata preparazione può garantire.
Assumono così un ruolo prezioso scuole, università e centri, la cui attività è rivolta alla preparazione delle tante figure che operano in questo settore e che viene svolta anche attraverso la diffusione di pubblicazioni a carattere tecnico e divulgativo, la cui lettura fornisce elementi utili per approfondire argomenti e temi specifici.
Tra queste realtà è da citare la Scuola Agraria del Parco di Monza, Centro di Formazione Professionale di riferimento su scala regionale e nazionale per l’erogazione di corsi di formazione specialistica, riqualificazione e aggiornamento per tecnici e operatori del verde, giardinieri, arboricoltori e forestali, florovivaisti, fioristi, progettisti del verde. Fondata nel 1902 ed Ente morale dal 1920, accreditata dalla Regione Lombardia, certificata UNI EN ISO 9001:2008 e qualificata come Ente di Ricerca, promuove formazione e cultura nei settori del verde ornamentale e territoriale, dell’agricoltura multifunzionale, con particolare riferimento all’ortoterapia, della valorizzazione ambientale, della gestione sostenibile dei rifiuti, cui unisce uno specifico impegno nell’ambito dello svantaggio sociale. Le aree tematiche in cui maggiormente si esplica l’attività formativa della Scuola sono: GiardinaggioProgettazione del VerdeArte florealeArboricoltura e Tree climbingAgricoltura multifunzionaleOrtoterapia. La Scuola opera anche nell’ambito dell’educazione ambientale per bambini e ragazzi e propone una vasta scelta di corsi hobbistici per gli appassionati di giardinaggio.
A titolo di esempio si citano due pubblicazioni che trattano del tema delle potature degli alberi:
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Salvaguardia degli alberi lungo le strade italiane

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Un interessante documento pubblicato da Legambiente Valtriversa, Osservatorio del Paesaggio per il Monferrato e l’Astigiano e associazione “Terra Boschi Gente e Memorie” pone il tema della salvaguardia degli alberi lungo le strade italiane e fissa quattro obiettivi principali:
-fermare gli abbattimenti degli alberi sul ciglio delle strade utilizzando le leggi
attualmente in vigore
-legittimare il reimpianto compensativo nelle traverse interne ai centri abitati delle
strade secondarie
-legittimare la presenza degli alberi lungo le strade secondarie
-modificare il Codice della Strada e il Regolamento di Attuazione diversificando le
distanze a seconda della classificazione della strada.
Ripercorrendo la storia delle alberate lungo le strade Statali, Provinciali e Comunali impiantate in epoca napoleonica o più recentemente prima della Seconda Guerra Mondiale, il documento perviene al 1992 quando, con il Codice della Strada e relativo Regolamento di Attuazione, viene vietato di impiantare alberi fuori dai centri abitati ad una distanza dal confine stradale inferiore all’altezza massima che la pianta potrebbe raggiungere a maturità (es. 30-40 metri per un Pioppo bianco, 25-90 metri per un eucaliptus, 30-40 metri per un platano, 30 metri per un tiglio). Il Regolamento non distingue le strade e si applica pertanto alle autostrade, alle strade secondarie, alle piste ciclabili e agli itinerari pedonali. Nè il CdS, nè il Regolamento si occupano degli alberi sul ciglio della strada (tecnicamente “fascia di pertinenza”).
Le soluzioni proposte, alternative all’abbattimento che deve essere visto solo ed esclusivamente come ultima possibilità, riguardano la modifica del Codice della Strada, con l’introduzione di norme relative alle alberate (definizione, vincoli, protezioni) e alla loro corretta gestione; la differenziazione delle norme in base alla categoria della strada, l’adozione dei limiti di velocitá e/o dei dispositivi di protezione per aumentare la sicurezza stradale. Ciò al fine di rallentare il processo di abbattimento degli alberi, per ora irreversibile, che porterà alla scomparsa più o meno rapida di tutti gli esemplari di alto fusto dai bordi di tutte le strade italiane extraurbane, comprese le piste ciclabili ed i sentieri, fino ad una distanza di 20-30 metri dalle strade.
Salviamo-gli-alberi-2017

Trees are good, trees need care, arborist care for trees

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Un recente libro del Professor Francesco Ferrini, docente di arboricoltura all’Università di Firenze, “La terra salvata dagli alberi”, offre lo spunto per alcune riflessioni sugli alberi in città e per avviare un approfondimento su questa affascinante e complicata materia, al fine di promuovere una cultura del verde condivisa e attendibile anche tra coloro che non appartengono al mondo dei professionisti del settore.
Conoscere questa preziosa componente del verde urbano potrebbe infatti meglio orientare l’opinione pubblica e le azioni che molte Associazioni di cittadini intraprendono in questo campo, in collaborazione con le Istituzioni competenti.
Occorre innanzitutto ricordare che esiste una scienza, l’arboricoltura, che si occupa degli alberi e un’organizzazione internazionale, la Society of Arboricolture (ISA) che raccoglie oltre 25.000 associati tra tecnici, ricercatori e semplici appassionati, il cui motto è Trees are good, trees need care, arborist care for trees.
Gli alberi fanno parte del “capitale naturale“, il cui valore è infinito e incalcolabile, ma forniscono anche beni materiali che hanno grande rilievo nell’economia e nella società: legno, medicinali, unguenti, profumi, aromi, principi attivi per prodotti di trattamento, resine, colle, oli, vernici, gomme, fibre, alimenti per animali.
Uno studio pubblicato nel 2017, condotto da un team del Botanical gardens conservation international  (Bgci) e del Global tree specialist group dell’Iucn/Ssc, rivela che sul nostro pianeta vivono oltre 60.000 specie di alberi con una estrema varietà di individui, alcuni dei quali hanno tra i 4.000 e i 5.000 anni.
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VERDE PUBBLICO URBANO: UN PATRIMONIO DA GESTIRE, CURARE, SALVAGUARDARE

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Questo breve lavoro è nato con l’intento di iniziare ad affrontare in alcune sedi di carattere non scientifico, quali ad esempio quelle che fanno riferimento alle tante Associazioni e Comitati di cittadini impegnati in attività civiche nella nostra città, per diffondere alcuni concetti di base sulla gestione, cura e salvaguardia del verde in ambito urbano (per il documento di sintesi clicca qui).
Per l’insorgere della pandemia non è stato possibile organizzare, insieme ad altri colleghi, la presentazione. Sperando che questo possa accadere in un prossimo futuro, vorrei intanto ringraziare per il suo prezioso contributo grafico l’amica Lavinia Koch che mi ha aiutato a confezionare il documento.

Rivoluzione verde e transizione ecologica nel PNRR 2020

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Nelle LINEE GUIDA PER LA DEFINIZIONE DEL PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA-#NEXTGENERATIONITALIA del 15 settembre 2020 il Governo parla di sfide che il Paese intende affrontare, missioni, progetti e iniziative di riforma, il tutto sostenuto dalla realizzazione di un ampio programma di investimenti.
Tra le sei missioni indicate dal PNRR vi è, al punto 2, quella inerente la “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, la quale richiede che l’Italia “intensifichi il proprio impegno per far fronte ai nuovi più ambiziosi obiettivi europei di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, fissati dallo European Green Deal”.
Si parla anche dell’adozione di piani urbani per il miglioramento della qualità
dell’aria e per la forestazione urbana, oltre che di misure per la riduzione dell’inquinamento, il miglioramento dell’efficienza energetica, la mitigazione degli effetti del cambiamento climatico, la gestione accorta delle risorse naturali, la promozione dell’economia circolare, la riqualificazione del territorio nell’ambito del contenimento del consumo di suolo e della mitigazione dei rischi idrogeologici e sismici, la riconversione delle imprese verso modelli di produzione sostenibile.
Se tutto ciò non fosse solo un insieme di dichiarazioni, dovremmo aspettarci politiche coerenti con quanto indicato nel PNRR da parte delle amministrazioni locali e assistere alla messa in atto di programmi operativi in linea con i concetti contenuti nelle Linee Guida del Governo.