Il verde di prossimità in ambito urbano

In un interessante articolo pubblicato sull’ultimo numero della rivista ACER, il Prof. Matteo Fiori del Politecnico di Milano evidenzia i vantaggi della diffusione capillare, in ambito urbano, del verde di prossimità, dato dalla realizzazione di piccole oasi e dall’inverdimento di percorsi pedonali e carrabili. Tali soluzioni, che dovrebbero accompagnarsi ad altre tipologie di verde quali ad esempio i grandi parchi urbani, che avrebbero vantaggi nelle immediate vicinanze, richiedono meno spazio dedicato e quindi più facile da individuare, possono utilizzare ambiti sia pubblici che privati e svilupparsi in linea verticale e orizzontale così da creare superfici evapotraspiranti, ombreggianti e schermanti, con evidenti effetti positivi sulla qualità della fruizione degli spazi cittadini.
Ciò è particolarmente positivo per le fasce più delicate della popolazione come bambini e anziani e per alcuni periodi dell’anno quali quelli estivi: la creazione di una rete che connetta i centri di socializzazione (giardini, parchi, scuole, centri anziani,..) con le abitazioni attraverso “percorsi protetti” può indubbiamente migliorare la qualità della vita in città.

Adriano Olivetti nel basso Lazio: l’esperienza di Terracina


Negli anni tra il 1952 e il 1962, Gabriele Panizzi, insieme al fratello Giorgio, a Luigi Fedele, Giuseppe Medusa, Fausto Palmacci, Luciano Tomeucci, Paolo Tramonti e altri giovani terracinesi, furono protagonisti della diffusione delle idee di riforma istituzionale e delle iniziative in campo sociale, politico, urbanistico e architettonico di Adriano Olivetti.
Ed è così che proprio a Terracina nasce e si sviluppa, agli inizi degli anni cinquanta, l’esperienza più innovativa dell’area del Centro-Sud Italia legata al Movimento Comunità, fondato per volontà di Adriano Olivetti nel 1948 a Torino. Una realtà politica con un’organizzazione territoriale basata sulla creazione dei centri comunitari, i quali avevano il compito di promuovere il consenso politico e allo stesso tempo iniziative culturali che contribuissero a elevare il livello di vita dei piccoli centri canavesani investiti dal processo di industrializzazione. I primi centri iniziano a nascere nel 1949 diffondendosi prevalentemente nei Comuni del canavese e, successivamente, anche in varie zone del sud. Tramite sezioni e segreterie locali ogni centro era collegato all’Istituto Italiano dei Centri Comunitari fondato dal Movimento di Comunità nel 1950 e attivo fino al 1958, animato da personalità di rilievo come Magda da Passano, che diresse per dieci anni la Biblioteca del Centro e partecipò al Comitato di studio per la bonifica dei Sassi di Matera e alla formazione sul territorio del Canavese, a Napoli, Terracina, in Sardegna dei Centri Comunitari, Massimo Fichera (primo segretario della Fondazione Olivetti), Umberto Serafini, che in Italia e in Europa fu uno tra i principali assertori del federalismo e tra i fondatori, con Altiero Spinelli e altri, dell’Istituto Affari Internazionali. A fianco di Adriano Olivetti ricoprì un ruolo direttivo per il Movimento Comunità e, a partire dal 1962, fu per 20 anni il Presidente della Fondazione dedicata all’opera dell’imprenditore di Ivrea.  L’Istituto aveva la sua sede in via di Porta Pinciana a Roma e si dichiarava un’associazione apartitica, con scopi culturali e morali.
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Criteri Ambientali Minimi per la gestione del verde pubblico: nuovo Decreto del Ministero dell’Ambiente

E’ del 10 marzo 2020 il decreto del Ministero dell’Ambiente Criteri ambientali minimi per il servizio di gestione del verde pubblico e la fornitura di prodotti per la cura del verde pubblicato nel n.90 della Gazzetta Ufficiale del 4 aprile 2020. Tale decreto si applica al servizio di progettazione di una nuova aree verde o per la riqualificazione di area già esistente, per l’affidamento del servizio di gestione e manutenzione del verde pubblico e per la fornitura di prodotti per la gestione del verde (materiale vivaistico, impianti di irrigazione, prodotti fertilizzanti).
Diverse sono le novità inserite nel decreto che contribuiscono a far fare un nuovo passo avanti nella gestione professionale del verde pubblico in ambito nazionale. 
In particolare il documento, nel paragrafo C, spiega che “per garantire l’approccio strategico di medio-lungo periodo, è essenziale che le stazioni appaltanti, in particolare le amministrazioni comunali, siano in possesso e applichino concretamente strumenti di gestione del verde pubblico  come il censimento del verde, il piano del verde, il regolamento del verde pubbico e il bilancio arboreo che rappresentano la base per una corretta gestione sostenibile del verde urbano”. Sempre nel paragrafo C si specifica che vanno evitati interventi sul territorio “qualitativamente scarsi e persino dannosi che compromettono lo stato di salute delle piante con conseguente aggravio di costi per la comunità. Va sottolineato che una corretta manutenzione e gestione, oltre a migliorare la qualità del verde, riduce la necessità di interventi di emergenza e previene possibili eventi pericolosi per le persone e le cose. A tal fine appare opportuno prevedere requisiti minimi di competenza posseduti dal personale che svolge il servizio e di formazione continuativa degli operatori che garanisca la qualità del servizio nel tempo.
Le realizzazioni e le riqualificazioni di aree esistenti devono “considerare come fattore prioritario il loro inserimento nel sistema del verde urbano esistente, allo scopo di costituire un elemento integrato della rete di spazi verdi e integrarsi nell’infrastruttura verde urbana.
Il paragrafo D indica che i team di progettazione preposti a gestire progetti di riqualificazione di aree verdi devono essere composti da staff multidisciplinari di professionisti esperti nel campo ambientale paesaggistico, naturalistico, forestale, ingegneristico, geologico e urbanistico. Per quanto riguarda l’aspetto delle competenze tecniche e professionali il decreto obbliga la scelta di personale competente con qualifiche professionali del settore e il possesso dell’attestato di qualificazione di “manutentore del verde” rilasciato da un organismo accreditato, ai sensi di quanto stabilito dall’accordo in Conferenza Stato-Regioni del 22/02/2018.

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Approvate le Linee guida per la cura e la salvaguardia degli alberi monumentali


La Direzione generale dell’economia montana e delle foreste – ex DIFOR informa che, con decreto dipartimentale del 31 marzo 2020, n. 1104, sono state approvate le Linee guida per gli interventi di cura e salvaguardia degli alberi monumentali.
Il documento è stato aggiornato alla luce dell’emanazione della nuova Circolare del 5 marzo 2020, n. 461, relativa ai procedimenti amministrativi per la tutela e salvaguardia degli alberi monumentali.
Le Linee guida e il decreto di approvazione sono pubblicate sul sito del Mipaaf nella pagina:
https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/13732

Leonardo Sinisgalli e la Olivetti

Leonardo Sinisgalli (1908-198I), ingegnere e poeta, alternò la sua attività di dirigente industriale a quella di poeta e scrittore. Allievo di matematici famosi come Levi-Civita, Severi e Fermi, nei suoi scritti trattò molto spesso di argomenti matematici. Tra questi vi è un piccolo racconto in cui Sinisgalli di una superficie topologica nota con il nome di superficie Romana di Steiner.
Nato il 9 marzo del 1908 a Montemurro, nella “dolce provincia dell’Agri”, visse nel piccolo borgo un’infanzia tanto felice e spensierata da incidere profondamente sulla sua formazione e sulla sua personalità: la gran parte delle poesie e delle prose narrative verterà su questo indimenticabile periodo.
L’11 dicembre 2008, nell’anno in cui ricorreva il centesimo anniversario dalla nascita del poeta lucano, per volontà del comune ‘natale’ di Montemurro, della Provincia di Potenza, della Regione Basilicata e della Fondazione Banco di Napoli nasce la Fondazione Leonardo Sinisgalli, la cui sede, la Casa delle Muse, è in Corso L. Sinisgalli, al n. 44, di fronte alla piccola casa dove nacque il poeta, in un palazzetto acquistato e ristrutturato dal padre Vito Sinisgalli nel 1922
Nel 1938 Adriano Olivetti lo chiama, come art director, ad occuparsi dell’Ufficio Tecnico di Pubblicità dell’azienda a Milano. In questo ruolo Sinisgalli sarà protagonista di memorabili iniziative. Le sue vetrine a Milano in Galleria e a Roma in via del Tritone, così come i manifesti pubblicitari, che anticipano le tecniche della pop-art, diventano un evento mondano, atteso e commentato. Nel 1939 si occupa di alcune campagne pubblicitarie per la macchina per scrivere Studio 42 insieme a Giovanni Pintori, con il quale produce anche i manifesti “La rosa nel calamaio” (immagine usata per la pubblicità della Studio 42 e che nel 1952 l’Olivetti riprenderà per promuovere la Studio 44) e “Le bande che volano”.

Olivetti, l’uomo, la storia, la Silicon Valley

Adriano Olivetti è stato il protagonista dello spettacolo teatrale, rappresentato martedì 25 febbraio, pochi giorni prima della ricorrenza della sua scomparsa nel 1960, al Talent Garden Ostiense di Roma, nell’ambito degli incontri organizzati dal team di CompaniesTalks, un progetto articolato in otto monologhi con attori professionisti che raccontano con ritmo incalzante le vicissitudini, attraverso aneddoti, date e numeri, dei fondatori di quelle imprese che hanno cambiato il nostro modo di vivere.
“E’ una gelida e chiara notte d’inverno quella del 7 dicembre 1926…..Al volante dell’auto-staffetta c’è invece un industriale che tutto dovrebbe fare tranne quello che sta facendo. E quell’industriale si chiama Adriano Olivetti”. Inizia così il delizioso libretto distribuito alla fine della rappresentazione (testi scritti da Tiziana Ragni e recitati da Francesco Pompilio) illustrato in maniera originale e creativa, che ripercorre la vita di un uomo che, “accusato” di essere un utopista, così rispondeva “Beh, ecco, se mi posso permettere, spesso il termine utopia è la maniera più comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacità o coraggio di fare. Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia a lavorarci. E allora può diventare qualcosa di infinitamente più grande”.

La gestione del verde urbano

Il verde urbano e peri-urbano è il punto di partenza per rilanciare il fondamentale ruolo degli spazi urbani, posti al centro delle politiche ambientali e di sviluppo sostenibile del nostro Paese e che hanno trovato nella legge 10/2013 uno degli strumenti normativi principali. E’ ormai ampiamente riconosciuto il valore del verde misurato in termini di benefici per l’ambiente e la società sotto molteplici aspetti – igienico-sanitari, socio-economici, sociali, culturali e storici, di educazione ambientale – tanto da parlare di servizi ecosistemici che una città “verde” è in grado di offrire.
Tutto ciò presuppone tuttavia una qualità elevata e una buona funzionalità del sistema del verde, dettata da una corretta gestione del patrimonio a verde e dalla disponibilità di strumenti in grado di guidare le amministrazioni pubbliche e di orientare i cittadini verso questo importante bene comune. Tra questi il Censimento del verde, il Regolamento del verde, il Piano del verde e il Progetto del verde, ai quali deve essere affiancato un Piano di monitoraggio e gestione per la programmazione e la realizzazione degli interventi con cadenza annuale.
Alrto aspetto importante sono i problemi fitosanitari, spesso sottovalutati e che, a causa dei fenomeni della globalizzazione (con la quale sono entrate accidentalmente nel nostro Paese decine di nuovi parassiti) e dei cambiamenti climatici (che stanno agevolando l’acclimatazione di organismi nocivi di nuova introduzione) sono fortemente peggiorati negli ultimi decenni.
Per garantire la qualità delle prestazioni e assicurare la continuità nella gestione del verde occorrono figure professionali altamente qualificate:
specialisti del verde: arboricoltori, botanici, agrotecnici, agronomi, forestali, ecologi, paesaggisti, biologi, ornitologi, curatori di parchi e giardini;
-professionisti abilitati che, secondo quanto disposto dal DPR 137/2012 “Al fine di garantire la qualità ed efficienza della prestazione professionale, nel migliore interesse dell’utente e della collettività, hanno l’obbligo di curare il continuo e costante aggiornamento della propria competenza professionale”;
personale addetto alle cure dotato di una preparazione specifica a seconda della tipologia di vegetazione (arborea, arbustiva e erbacea), dell’attività che deve svolgere (manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, interventi di urgenza, interventi di riassetto strutturale), dell’ambito di riferimento in cui agisce (normale, di pregio paesaggistico e biotico).
Per misurare l’efficacia delle azioni messe in campo occorre disporre di indicatori di qualità in grado di valutare tutti gli aspetti: di politica e di gestione, della qualità del verde, quelli amministrativi e quelli relativi all’interazione con la cittadinanza.
Gli spazi verdi urbani possono diventare occasione di forme di collaborazione tra Istituzioni e associazioni di volontariato, comitati di quartiere, aziende private, università per le attività di cura e rigenerazione, a patto che non vengano dimenticati alcuni concetti importanti:
-il verde pubblico urbano non è il giardino o il terrazzo di casa propria
-occuparsene a qualsiasi titolo richiede conoscenze professionali e capacità tecniche specifiche
-gli effetti degli interventi di comitati e associazioni possono essere vanificati da un progetto assente o poco attento che non guarda il possibile sviluppo futuro e la conseguente gestione.

Nuove tecniche di impianto e contratti di coltivazione per il verde pubblico


In occasione della sistemazione degli Spazi Verdi nell’ambito dell’area Expo 2015 a Milano sono stati utilizzati alcuni strumenti innovativi che riguardano sia le tecniche di coltivazione e impianto delle alberature previste nei Piani paesaggistici redatti per i diversi ambiti interessati dagli interventi a verde, sia la successiva fase di manutenzione. Viene infatti previsto l’utilizzo dei contenitori air pot (un vaso di plastica riciclabile e riutilizzabile con una struttura particolare che accresce in modo attivo la qualità dei sistemi radicali delle piante) e viene introdotto il “Contratto di coltivazione e fornitura” da stipularsi con il vivaio che produce, coltiva e fornisce il materiale vegetale.
Per quanto riguarda i contenuti minimi del “Contratto di coltivazione e fornitura”  essi riguardano: le caratteristiche botaniche e vivaistiche delle piante (nome botanico, con specie e varietà ecc; taglia dimensionale di consegna, tipologia di confezionamento (zolla, vaso, … ecc.), elementi colturali tecnici di identificazione standard (es. n. zollature, n. rami per arbusti ecc.), tempi di consegna); le indicazioni sul luogo di coltivazione (luogo di produzione ed identificazione mappali, dimensioni del vivaio, qualità pedologica dei suoli di coltivazione, specifiche di dotazioni agrarie di coltivazione (irrigazione, .. ); il programma di reperimento del materiale di base e/o di moltiplicazione; il programma di coltivazione delle piante (piano di interventi colturali concordati, verifiche e controlli in fase di coltivazione, identificazione dei siti di coltivazione e qualità agronomiche, programma di verifica e stato di avanzamento delle coltivazioni (definire tempi : es. semestrale, quadrimestrale, ecc a seconda della durata del ciclo vegetativo); tempi e modalità di consegna delle piante, oltre a penali, garanzie, modalità di pagamento.
Le norme di attuazione degli interventi pongono l’attenzione sulla qualità del materiale vegetale (necessariamente fornito da ditte appositamente autorizzate ai sensi della normativa vigente, di cui il Fornitore deve dimostrarne la provenienza e l’eventuale certificazione e che deve essere provvisto di passaporto fitosanitario regionale) e sulle caratteristiche botaniche e di allevamento in vivaio (altezza e dimensioni del fusto, portamento, conformazione della chioma e delle radici, numero e frequenza dei trapianti, tipologia e caratteristiche del substrato) che ciascuna tipologia (piante d’alto fusto, arbusti ornamentali, ) e che ciascuna specie deve possedere e prevedono che molte piante venissero coltivate in air pot (o con sistemi analoghi).
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Ferrania al festival della fotografia industriale del MAST

Una intera giornata dedicata a FERRANIA si è svolta sabato 9 novembre 2019 a Bologna nell’ambito di FOTO/INDUSTRIA, la Biennale di fotografia dell’Industria e del Lavoro promossa dal MAST e da ARCHIVIO APERTO. La giornata, organizzata da Home Movies e Kinè che, insieme alla Fondazione 3M si propongono di tutelare il grande patrimonio appartenuto all’azienda, è stata dedicata al racconto della storia affascinante, conclusa in maniera dolorosa, dell’azienda le cui origini risalgono al 1882, quando venne impiantata una fabbrica di dinamite a Cengio, in Liguria, con il nome SIPE (Società Italiana Prodotti Esplodenti). La prima guerra mondiale comportò un ampliamento dell’impianto, e la nascita di una nuova fabbrica a Ferrania in provincia di Savona. Verso la fine del conflitto fu avviato un piano di riconversione industriale, e venne costituita la Società per azioni FILM (Fabbrica Italiana Lamine Milano) per la produzione di pellicola cinematografica, consociata con la Pathé Frères di Vincennes, la maggiore fabbrica francese di materiale sensibile, fondando, nel 1923, quella che poi sarebbe diventata la Ferrania.
Il workshop Ferrania a memoria a cui ho partecipato presso l’ACADEMY del MAST di Bologna, è stato presentato e condotto da Claudio Giapponesi (Kinè) e Paolo Simoni (Associazione Home Movies-Archivio Nazionale del Film di Famiglia) e si è articolato in diversi interventi condotti da esperti in materia:
  • Ferrania: un secolo di storia (e di archivi), Gabriele Mina (antropologo, Ferrania Film Museum)
  • Il mensile «Ferrania»: l’impresa della cultura, Costanza Paolillo (storica dell’arte, New York University)
  • L’influenza di Ferrania sulla cultura foto-cinematografica amatoriale italiana, Claudio Domini (storico della fotografia, Università di Udine)
  • Ferraniacolor. Dalla tecnologia ai media, Federico Pierotti (storico del cinema, Università di Firenze).
    info@homemovies.it

Anche il verde nei Criteri Minimi Ambientali di nuovi edifici pubblici

Nel DECRETO 11 ottobre 2017 con il quale vengono adottati i “Criteri ambientali minimi per l’affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici pubblici” vengono fornite le specifiche tecniche per l’inserimento naturalistico e paesaggistico di  nuovi  edifici, la cui costruzione deve garantire la  conservazione  degli  habitat presenti nell’area di intervento quali ad esempio torrenti e fossi e la relativa vegetazione ripariale, boschi, arbusteti, cespuglieti e prati in evoluzione, siepi, filari arborei, muri a secco, vegetazione ruderale, impianti arborei artificiali legati all’agroecosistema (noci, pini, tigli, gelso, etc.) e seminativi arborati e per la sistemazione delle aree verdi, per le quali devono essere considerate le azioni che facilitano la successiva gestione e manutenzione (tecniche di manutenzione del patrimonio verde esistente e scelta delle nuove piante).
Vengono presi in considerazione anche gli aspetti legati alla riduzione del consumo di suolo e al mantenimento della permeabilita’ dei suoli, alla riduzione dell’impatto sul  microclima e dell’inquinamento atmosferico con la  realizzazione di una superficie a verde ad elevata biomassa, che tenga conto della capacita’ di assorbimento della CO2 e con l’utilizzo di specie arboree e arbustive autoctone che abbiano  ridotte esigenze  idriche, resistenza alle fitopatologie e strategie riproduttive prevalentemente  entomofile.